Via Ponte Vetero incontra Via dell'Orso in un angolo di Brera, a due passi dal Castello Sforzesco, nel tratto delle botteghe storiche e degli antiquari che nel centro di Milano si è fatto raro.
L'appartamento occupa il secondo piano su cinque, con ascensore: 156 mq interni, oltre due terrazze da 25 e 10 mq. La composizione attuale conta cinque locali, tre camere, due bagni, cucina abitabile e cabina armadio; completano la proprietà una cantina inclusa e un box auto in vendita separata. Riscaldamento centralizzato a pavimento, climatizzazione centralizzata caldo e freddo, fibra, allarme, porta blindata.
A questi numeri, in questo indirizzo, il valore non si gioca sullo sconto d'acquisto: pochi appartamenti a Brera hanno due terrazze private, e in centro la scarsità pesa più della rincorsa al rialzo.
La pianta di Ponte Vetero è già divisa in tre parti, disegnate da un'altra idea di casa: la cabina armadio si apre sulla distribuzione senza appartenere a nessuna camera, i due bagni si affacciano sul passaggio come un tempo si usava per il servizio comune, l'area notte sul fronte strada si raggiunge attraversando il salone. È la grammatica di una stagione in cui l'esterno era affaccio, il bagno era servizio e la cucina stava sul retro. La pianta ha già scelto tre luoghi: restava da scegliere chi li abita.
Il giardino, la città, la vita comune sono le tre vocazioni che la casa aveva già, in ordine sparso. Il polo affacciato sul giardino interno è il più raccolto dei tre, il polo su strada prende il passo di Milano, e in mezzo la zona giorno tiene insieme chi arriva dall'uno e dall'altro fronte.

Milano borghese contemporanea
È il linguaggio dell'appartamento milanese di rappresentanza portato a oggi, il marmo dove si riceve, il rovere dove si dorme, la falegnameria che tiene insieme le due parti, il ferro in dose minima. Non è una citazione d'epoca, è una grammatica che a Milano si riconosce senza bisogno di spiegarla, applicata a una pianta contemporanea.
Il pavimento dichiara il registro. Il marmo occupa la zona giorno e le stanze d'acqua: il pavimento del salone, il blocco cucina come monolite di pietra, i due bagni, con una figura più mossa nel bagno padronale e più quieta in quello del polo su strada; un materiale che lavora bene sul pavimento radiante già presente. Il rovere occupa le tre camere in tavole larghe posate a correre, lo stesso legno in ognuna, senza differenze fra il fronte sul giardino e quello sulla strada. Il cambio di materia avviene nel punto in cui la casa passa dal ricevere al dormire, e si legge prima ancora di percorrere gli ambienti.
La falegnameria è il modo in cui questa casa contiene se stessa. Nel disimpegno che introduce alla zona padronale, un armadio a parete disegnato come parte della muratura trasforma un passaggio nella soglia privata di quella metà della casa. Nelle due stanze sul fronte strada la stessa falegnameria in rovere assorbe armadi e scrittoio. Nella zona giorno un fronte continuo tiene la porta della lavanderia allo stesso livello del resto, senza segnalarla.
Il ferro brunito chiude la grammatica in dose minima: il telaio della porta a vetro che introduce al polo su strada, i profili dei serramenti dove il disegno lo consente, i sostegni per i cavi dei rampicanti in terrazzo. Un solo metallo in tutta la casa.
Le due terrazze si costruiscono sopra il pavimento che il palazzo ha già. Sul terrazzo da 25 mq il verde è materiale a tutti gli effetti, vasi di grande formato, un rampicante su cavi tesi, luce bassa che lo rende utilizzabile anche la sera. Sul terrazzino da 10 mq bastano un tavolo apparecchiabile e due sedute, perché quella è la sala all'aperto del pranzo e deve restare praticabile. È la stanza più rapida di tutta la casa: si arreda, non si costruisce.
Bianco caldo e grigi del marmo nel giorno, il tono del rovere nelle camere; il colore lo porta il legno, il verde arriva dalle piante in terrazzo.
Materiali selezionati

Palissandro Classico

Rotondo

FerroFinestra W40
Il gesto progettuale si compone di quattro mosse. La prima e la quarta portano l'argomento; la seconda e la terza ne sono la conseguenza diretta.
La prima, la zona giorno unita. Il muro fra il salone e la camera adiacente all'ingresso viene abbattuto, e ne risulta un unico ambiente che tiene insieme ingresso, cucina, pranzo e soggiorno, con il terrazzino da 10 mq come prolungamento all'aperto del pranzo. La cucina a vista si colloca sul lato ingresso, dove incontra la colonna di scarico esistente: un vincolo tecnico che decide bene, perché porta la cucina esattamente nel punto in cui i due poli della casa si affacciano sulla vita comune. È un blocco costruito in marmo, non un angolo attrezzato del soggiorno.
La seconda, il polo sul giardino. Il bagno della porzione affacciata sul verde ruota il proprio accesso e diventa il bagno en-suite della camera padronale. Il terrazzo da 25 mq diventa la stanza esterna di questa camera. Nessun bagno aggiunto, nessuna colonna nuova: si sposta una porta e si arreda un esterno.
La terza, il polo sulla strada. Il vano che oggi ospita la cucina diventa la seconda stanza, accanto a quella esistente. Il bagno della porzione resta dov'è e diventa il bagno del polo, con l'accesso mantenuto dalla distribuzione, così da restare anche il bagno raggiungibile dalla zona giorno. Le due stanze ricevono lo stesso guscio in rovere del polo padronale.
La quarta, la stanza che la casa non aveva. La cabina armadio diventa lavanderia e ripostiglio, nella stessa porzione del bagno esistente, con l'allaccio corto sulla colonna già presente; è il locale di servizio che la casa guadagna.
Il risultato, una camera padronale con bagno proprio e 25 metri quadrati all'aperto sul verde, due stanze con il loro bagno sul fronte opposto, una zona giorno con cucina a vista e il suo esterno in mezzo, un locale di servizio che prima non esisteva. Tre camere e due bagni, come oggi. Cambia solo che ora ciascuno ha il proprio.

Arredo e illuminazione

Fiorenza

Cab 412

Nur
Una famiglia che sceglie di crescere i figli nel centro di Milano trova qui la distanza che le serve. I due poli della casa non si toccano per caso; i genitori guardano il giardino, i ragazzi guardano la strada, e la zona giorno tiene insieme gli orari di ciascuno senza farli incrociare per forza.
Il destinatario è una famiglia che vive Brera tutto l'anno, non a intermittenza, con figli adolescenti o giovani adulti per cui l'indipendenza conta quanto lo spazio. Ma il polo su strada non è fisso: cambia funzione con il tempo della famiglia senza bisogno di opere, stanze dei ragazzi oggi, uno studio o una camera per gli ospiti domani.
È la linea dell'appartamento borghese milanese portata avanti, non citata. Una casa che assegna a ciascuno il proprio ambiente, e resta intera quando la famiglia cambia forma.

Si entra e il blocco della cucina in marmo è già lì, costruito, con il pavimento che accompagna lo sguardo fino alla portafinestra del terrazzino. Il tavolo, il divano, e alle due estremità della zona giorno due direzioni diverse.
Verso il giardino, il pavimento cambia sotto i piedi: il rovere della camera padronale, il bagno proprio, i 25 metri quadrati all'aperto fra i vasi e il rampicante. Verso la strada, una porta a vetro con il telaio in ferro brunito introduce le due stanze nello stesso rovere, la falegnameria che assorbe armadi e scrittoio, la porta della lavanderia che nessuno nota finché non serve.
Alla sera il terrazzo grande si accende di una luce bassa fra le piante, e il terrazzino si apparecchia per la cena. Due stanze all'aperto, due modi diversi di finire la giornata nella stessa casa.



